PSICOLOGIA DEL CICLO DI VITA: DALLE CONCETTUALIZZAZIONI DI SVILUPPO EVOLUTIVO INDIVIDUALE A QUELLO FAMILIARE

L’espressione “ciclo di vita” viene usata per indicare l’evolvere nel tempo sia dell’individuo che della famiglia. 

E.Erikson (1951) e D. Levinson (1978) sono due autori che hanno concettualizzato il ciclo di vita individuale attraverso dei modelli. Secondo Erikson durante lo sviluppo dell’individuo, che procede fino alla vecchiaia, sono collocati 8 stadi del ciclo individuale. Essi sono caratterizzati da specifiche crisi psico-sociali che portano con sé un compito di sviluppo a cui l’individuo deve rispondere e la cui modalità di risoluzione influenzerà il successivo sviluppo. 

  1. Fiducia opposta a sfiducia (dalla nascita al primo anno): si caratterizza per il conflitto tra fiducia che deriva dalla qualità della relazione caregiver-bambino e sfiducia nel caso in cui tale relazione sia deficitaria. In questo caso il bambino svilupperà un senso di sfiducia che si espanderà gradualmente a tutta la realtà che lo circonda.
  2. Autonomia opposta a vergogna o dubbio (da uno a tre anni): il bambino inizia a fare le sue prime conquiste nelle abilità motorie che lo rendono fiero e autonomo, ma lo espongono anche a fallimenti, goffaggini, errori, da cui scaturisce la vergogna e il dubbio sulle proprie possibilità di riuscita ostacolando la sua inclinazione naturale all’autonomia.
  3. Iniziativa opposta a senso di colpa (da tre a cinque anni): in questa fase il bambino diviene esplorativo e curioso. Se, i genitori lo incoraggiano e tollerano la sua curiosità, allora egli imparerà ad agire e ad avere iniziativa. Laddove, i genitori non accetteranno e puniranno le nuove curiosità, i bambini svilupperanno un senso di colpa.
  4. Industriosità opposta a senso di inferiorità (da cinque a dieci anni): il bambino fa il suo ingresso a scuola, dove si misura con gli altri e si cimenta in compiti di apprendimento. Egli prova a rispondere a queste nuove richieste e se incontra difficoltà, può sentirsi inferiore e mediocre, sentirsi demotivato oppure comportarsi in modo meccanico e distaccato. 
  5. Identità opposta a dispersione o confusione di ruoli (preadolescenza e adolescenza): il ragazzo deve elaborare le molteplici trasformazioni corporee, cognitive e sociali ed emanciparsi dalla famiglia delineando una propria identità. Una difficoltà in questo compito può portare ad esperienze estreme o a identificazioni con modelli numerosi e contraddittori. 
  6. Intimità opposta a isolamento (età giovanile): Il giovane avverte la necessità di una relazione intima appagante che può trasformarsi in una relazione stabile e duratura, sia come unione tra sessi opposti (amore, passione, progetto di vita), sia come relazione asessuata (amicizia). Chi non riuscirà a vivere questo profondo sentimento di intimità, sentirà un forte senso di isolamento e solitudine.
  7. Generatività opposta a stagnazione (anni della maturità): il compito evolutivo che la persona è chiamata a rispondere in questa fase riguarda la generatività, intesa da Erikson non solo in relazione alla volontà di procreare, ma anche la possibilità di lasciare qualcosa alle generazioni successive come nel caso dell’insegnante, del ricercatore, dell’artista, etc. Altrimenti insorge la classica domanda: «cosa ho fatto nella mia vita?» e si prova un senso di sterilità e insoddisfazione. 
  8. Integrità dell’IO opposta a disperazione (la terza età): è lo stadio in cui l’individuo, giunto vicino al traguardo della propria vita, osserva il proprio percorso e si guarda indietro. Se il bilancio è positivo, quando l’individuo non sente forti rimpianti e avverte un senso di soddisfazione, tutto questo favorirà un’integrità dell’IO che consente di congedarsi dalla vita serenamente, accettando la propria morte. 

Anche Levinson ha studiato le fasi della vita, occupandosi in particolare della vita adulta. La struttura della vita consiste in una serie di periodi di stabilità (dedicati alla sua costruzione) alternati a periodi di transizione, durante i quali essa muta. Durante i periodi di stabilità, che possono durare da sei a dieci anni al massimo, un individuo cerca di creare una struttura soddisfacente per lui, conformemente alle scelte-chiave fatte nel periodo di transizione. La transizione è vista, invece, come tappa necessaria ai fini della maturazione del soggetto, permettendo un avanzamento lungo la linea evolutiva individuale attraverso una ridefinizione di sé, che necessariamente porta ad una modificazione della struttura. I compiti evolutivi per l’individuo consistono essenzialmente nell’operare delle scelte determinate da eventi particolari, che segnano il cambiamento nella biografia individuale: i marker events (matrimonio, malattie, morte, pensionamento, guerre). 

Levinson descrive così le varie ere che formano la macrostruttura del ciclo vitale: 

  • 0-22 anni – infanzia e adolescenza
  • 23-35/40 anni – prima età adulta
  • 40-65 anni – media età adulta
  • Dopo i 60 anni – tarda età adulta

Tali stadi sono inframmezzati da tre periodi di transizione: 

• Transizione della prima età adulta
• Transizione della media età adulta
• Transizione della tarda età adulta 

Il ciclo di vita inteso come individuale può prendere una connotazione sociale all’interno del contesto familiare. Proprio in tale contesto l’individuo, immerso tra genitori e figli e altre generazioni congiunte, impara ad affermare la propria identità. 

Haley (1973) sottolinea la stretta interdipendenza dei vari cicli vitali individuali dei componenti di una famiglia. Egli ha messo in evidenza che lo stress familiare diventa più intenso nelle fasi di transizione da uno stadio all’altro e che i sintomi patologici possono comparire più facilmente in caso di interruzione o deviazione nel processo evolutivo. 

Carter e McGoldrick (1980) presentano un modello organizzato intorno al concetto di ciclo vitale della famiglia concepito in termini di connessioni intergenerazionali.  Definiscono la famiglia come un sistema emozionale plurigenerazionale, in quanto comprende almeno tre o quattro generazioni che in ogni fase si trovano a dover cambiare simultaneamente e adattarsi alle transazioni del ciclo di vita, attraverso confronti con aspettative e bisogni diversi tra loro. Secondo le autrici, le problematiche derivanti dalla storia trigenerazionale (asse verticale), quando si incrociano con quelle che si possono incontrare durante il proprio ciclo di vita (asse orizzontale), possono generare dei sintomi.

Le autrici suddividono il ciclo di vita della famiglia in sei stadi: il giovane adulto tra due famiglie, la giovane coppia, la famiglia con bambini piccoli, la famiglia con adolescenti, la famiglia ”trampolino di lancio” per i figli, la famiglia in tarda età. Il processo fondamentale consiste nella trasformazione del sistema di relazioni allo scopo di permettere l’entrata e l’uscita e lo sviluppo dei membri della famiglia. 

Scabini (1985) focalizza l’attenzione sull’identità organizzativa della famiglia. Nello specifico la famiglia moderna è una particolare organizzazione delle relazioni di parentela che privilegia i rapporti tra i coniugi, e tra questi e i loro figli, e che intrattiene significative relazioni con le proprie famiglie di origine. 

Ogni famiglia appena costituita si colloca infatti all’intersezione di due storie familiari che derivano da un complesso albero genealogico, inoltre ogni nucleo familiare si preconfigura un futuro ricco di aspettative e programmi con tempi e scadenze dettate in gran parte da norme sociali. Le fasi del ciclo di vita della famiglia sono definite da eventi critici prevedibili (nascita dei figli, adolescenza, pensionamento) e imprevedibili (malattia, problemi economici, ecc.). Essi portano a una prima fase di crisi o rottura con le precedenti modalità organizzative della famiglia stessa innescando le transizioni da una fase del ciclo vitale della famiglia a quella successiva.  Ciascun evento critico pone la famiglia di fronte a dei compiti di sviluppo che riguardano la rinegoziazione dei ruoli e delle funzioni, e la riorganizzazione delle relazioni. Se la famiglia non riuscirà a superare la crisi e il processo evolutivo si bloccherà, vivrà una situazione di grande sofferenza che potrà manifestarsi nel comportamento sintomatico di uno o più dei suoi membri. 

Manuela Cosenza

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