UNA PERSONALE STRATEGIA PER COMBATTERE LA PAURA

Oggi mi sono svegliata con un po’ di ansia mista a paura. Eh, si… anche gli psicologi hanno paura.

E ben ci sta vista la situazione di questi giorni…

La paura è necessaria. È quella cosa che ci impedisce di fare delle emerite ca***te, che ci rende coscienziosi davanti a certi eventi e situazioni.

I manuali recitano: l’ansia è un’attivazione emozionale che ha la funzione di preservare la sopravvivenza psico-fisica dell’individuo, essa rappresenta la naturale risposta alla percezione di un pericolo o di una minaccia, una risposta adattiva legata alla paura e che precede un’azione difensiva di attacco o fuga.

Quindi ne deduciamo che ci è utile. Ma cosa succede quando diventa eccessiva??  Andiamo in tilt, non ragioniamo più, straparliamo e agiamo di impulso. Punto.

Si parla della cosiddetta curva dell’ansia: all’aumentare dell’ansia oltre la soglia ottimale, infatti, peggiorano progressivamente le abilità cognitive implicate nella prestazione. 

Come si può fermare questa escalation? Se è vero che i nostri pensieri possono portarci ad avere delle convinzioni catastrofiche irrazionali, è vero anche che possiamo fermarli.

Ma come? Facendo qualcosa di manuale che porti l’attenzione al qui e ora.

Ai tempi del coronavirus il lavoro è rallentato, se non fermo per alcune persone e quindi dopo aver riassettato casa, fatto le pulizie di primavera, tirato giù le tende, cucinato, fatto dolci, fatta la pizza (che come al solito mi viene dura modello ammazza gente se la tiro a qualcuno), “shabbato” gli ultimi mobiletti di casa, letto libri, studiato ecc. ecc. mi sono ritrovata stamattina a pensare: e oggi? Che faccio? Dopo aver passato un’ora a riempirmi la testa di notizie sul coronavirus, i pensieri hanno preso il sopravvento e la paura ha cominciato a salire. Devo correre ai ripari, ho pensato. Ma ho fatto tutto, mi sono risposta.

Poi, un’idea!

Tutto ciò che ho fatto nei giorni scorsi rientrava in quelle cose che so fare (a parte la pizza), che rientrano nella mia zona di comfort. C’è una cosa che non mi mette per niente a mio agio: il giardinaggio (eh lo so sembra una cosa stupida, ma mettere le mani nella terra piena di insetti vari non è il mio forte). Di solito se ne occupa il mio giardiniere di fiducia, che è la mia mamma (ah se non avessi lei!!). Anche lei bloccata a casa, di certo non poteva farsi un’autocertificazione per venire a pulire le aiuole di sua figlia! E allora mi sono data da fare! Mi sono fatta dare istruzioni, mi sono fatta dire dove sono tutti gli strumenti del caso e sono partita alla volta del giardino di casa.

Ho guardato la mia cara aiuola da pulire ed ho cominciato. E nel farlo ho incontrato nell’ordine: un lombrico viscido e lucido, dei ragnetti schifosissimi bianchi, ho pestato un formicaio (mamma come erano arrabbiate) e perfino una cimice verdissima! Fuori stagione!

Senza urletti.

Sì, perché gli insetti mi fanno urlare e anche un po’ battere forte il cuore dallo spavento.

Ed ho capito una cosa: fare ciò che un po’ ci spaventa è come mettersi alla prova ed allenarsi a tollerare la paura. E finito il lavoro mi sono sentita soddisfatta e anche un po’ più coraggiosa. Un po’ più pronta ad affrontare i giorni a venire con tutte le incertezze che ci porteranno. Io ho trovato questa soluzione per me. Non è detto che sia uguale per tutti. Ma è una strategia dalla quale poter prendere spunto per superare le proprie paure.

Manuela Cosenza

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