MAMMA, PAPÀ: STO DIVENTANDO GRANDE!

L’adolescenza è quella fase della vita umana che caratterizza il passaggio dall’infanzia all’età adulta, durante il quale nella persona si verificano una serie di cambiamenti irreversibili, che riguardano il corpo, la mente, e i comportamenti intesi come rapporti e valori sociali. 

Possiamo definirla come un processo evolutivo in cui i ragazzi devono superare una serie di eventi critici, chiamati compiti di sviluppo, che creano uno stress sia interno che esterno. È una fase di passaggio e di crescita: da bambini si diventa adulti. L’adolescente vive in una situazione estremamente contraddittoria perché da una parte reclama indipendenza e autonomia dai genitori e dall’altra parte ne è dipendente sia emotivamente sia economicamente. 

Anche il contesto familiare è influenzato dai cambiamenti dell’adolescente: la famiglia deve fronteggiare il faticoso compito di trovare un nuovo equilibrio e rinegoziare le relazioni genitori/figli per venire incontro alle nuove esigenze del ragazzo. 

I genitori riconoscono che il loro bambino sta diventando grande, ma possono essere restii ad ammetterlo, possono provare preoccupazione di fronte alle richieste di autonomia e timore per la necessità di rimettere in asse un equilibrio che ha funzionato bene per molto tempo. Il compito del genitore è quello di essere sufficientemente flessibile da accogliere sia le richieste di protezione, che di autonomia del figlio, per aiutarlo nella ricerca della propria individualità senza farlo sentire solo. I coniugi si ritrovano a fare un bilancio di sé stessi come genitori e come marito e moglie. L’adolescenza del figlio rimanda ai genitori l’idea del tempo che sta passando e fa riaffiorare in loro i ricordi sbiaditi della propria adolescenza oramai lontana negli anni, anche accentuando le emozioni nei confronti dei propri genitori. Essi possono rischiare di sentirsi inutili o inadeguati di fronte al figlio che diventa indipendente. 

L’adolescente fa ben poco per agevolare l’armonia famigliare, è sempre alla ricerca del conflitto, mette in discussione idee e valori genitoriali. Questi contrasti permettono al ragazzo di conoscersi meglio, di confrontare le proprie idee e di definirsi rispetto al punto di vista altrui. Inoltre, attraverso il conflitto l’adolescente impara alcune abilità sociali quali la capacità di ascolto, comunicazione, negoziazione, che saranno indispensabili per la futura vita relazionale. 

Il ragazzo abbandona lentamente il concetto di sé costruito sull’opinione dei genitori per sostituirlo ad una considerazione di sé derivata dai giudizi dei coetanei, nella quale è di fondamentale importanza l’aspetto fisico, l’attrazione sessuale e l’intelligenza. L’adolescente può sentirsi valutato negativamente e ciò comporta inevitabilmente ansia, frustrazione o l’atteggiarsi in modo compensativo, nel tentativo di primeggiare in ambiti in cui si è considerati poco abili. I genitori possono essere tentati di diventare iperprotettivi, con il rischio che il figlio si opponga eccessivamente al mondo degli adulti. L’acquisizione di una propria identità è un processo che dura anni e si costruisce attraverso la sperimentazione e l’identificazione. La sperimentazione consente di provare a recitare una molteplicità di parti, immedesimarsi in ruoli differenti. Attraverso le sperimentazioni e le identificazioni l’adolescente si riconosce come separato dagli altri e, confrontandosi con l’immagine che gli altri gli rimandano, si confronta con le proprie abilità ed i propri limiti. 

La famiglia dell’adolescente è messa di fronte al compito di conciliare la spinta verso l’unione e alla stabilità del sistema familiare con l’altrettanto forte tendenza all’uscita e all’autonomia da parte del figlio. Il principale compito di sviluppo consiste nel realizzare il processo di separazione tra adolescente e genitori e costruire una propria identità separata (individuazione). 

Se genitori e figli falliscono in questo compito uno dei rischi maggiori è rappresentato dall’incapacità dell’adolescente di sviluppare un’identità adulta ben definita, a favore di un’identità «diffusa», caratterizzata da estrema confusione delle regole e dei modelli di identificazione avuti fino a quel momento della propria vita. Non ci si può separare se prima non si è appartenuti.

Se la famiglia ha raggiunto un buon livello di differenziazione al suo interno, per cui i diversi sottosistemi (es: sottosistema genitori, sottosistema fratelli) presentano confini chiari e flessibili, queste trasformazioni saranno affrontate senza particolari difficoltà e l’adolescente potrà assumere il proprio posto nella storia familiare. 

Nel caso in cui i confini della famiglia sono diffusi, e non vi è la giusta differenziazione fra i sottosistemi, il processo di svincolo potrà essere impedito dalle forti spinte centripete della famiglia. Nel caso in cui i confini sono rigidi, e non vi è condivisione e partecipazione emotiva tra i diversi membri della famiglia, l’adolescente potrà trovarsi senza alcun sostegno nei momenti di bisogno, sviluppare una bassa autostima e una forte insicurezza. 

Le famiglie caratterizzate da eccessiva rigidità e disimpegno affettivo o da caoticità ed eccessivo invischiamento, non permettono ai membri giovani di sperimentare sia l’appartenenza al sistema familiare che l’indipendenza da esso, dando origine a forme di disagio e insoddisfazione. 

Fonte: Malagoli Togliatti M., Lubrano Lavadera A., (2002). Dinamiche relazionali e ciclo di vita della famiglia

Foto di Luisella Planeta Leoni da Pixabay